Cultura

Una moneta da 5 euro per i 150 anni di unificazione italiana

Entro il mese di giugno 2012, grazie al decreto del 30 gennaio pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 8 febbraio 2012 sarà emessa dalla Repubblica Italiana una moneta d’argento dal valore nominale di 5 euro per commemorare il 150° anno dell’unificazione monetaria italiana.

La moneta potrà essere acquistata direttamente dal sito della Zecca Italiana oppure presso gli uffici romani dello stesso istituto. L’articolo 1 del decreto precisa che la moneta dovrà essere ceduta in appositi contenitori e la vendita destinata ad enti, associazioni e privati cittadini italiani o stranieri.

L’articolo 3 determina le caratteristiche precisando che sul “dritto” sarà raffigurata una testa turrita che rappresenta l’Italia così come era già utilizzata nelle banconote da 50 e 100 lire emesse dalla Banca d’Italia nel 1944. In basso si troverà il nome dell’autore del bozzetto “I De Simoni”. Sul “rovescio” sarà invece raffigurata una allegoria della libertà tratta dalla moneta da 20 centesimi del 1908 ideata da Leonardo Bistolfi.

Al centro verrà posto il valore nominale “5 euro”. Senza dubbio l’iniziativa consentirà a molti appassionati di accedere ad una moneta che testimonia un importante trascorso della nazione ed è auspicabile come l’iniziativa possa essere da stimolo per accostarsi alla numismatica e quindi apprendere passi importanti della storia italiana. Attraverso lo studio delle monete è infatti possibile tastare con mano i trascorsi della nazione e data la relativamente recente unificazione monetaria non è difficile impostare un percorso collezionistico che partendo dagli Antichi Stati Italiani porti alla moneta da 5 euro celebrativa dell’unificazione monetaria.

Nel 1815, in seguito al Congresso di Vienna, l’Italia di fatto fu divisa in 9 stati più o meno indipendenti e che presero a battere le loro monete e fu così che mentre nel Regno di Sardegna (formato da Piemonte, Val D’Aosta, Liguria e Sardegna) si continuò ad usare la “lira di Sardegna”, nei territori del Regno delle Due Sicilie (Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia) si usava il sistema Borbonico composto da: Tarì, Tornesi, Piastre, Cavalli e Grana. Nello stesso periodo i territori dello Stato Pontificio (Lazio, Marche, Umbria e parte dell’Emilia) adottavano le monete papali divise in scudi, Bajocchi e Quattrini, il Regno Lombardo-Veneto era assoggettato alla moneta austriaca ed il Granducato di Toscana aveva il suo sistema in soldi, quattrini e fiorini.

Quando nel 1861 fu completata l’unificazione della nazione sotto il dominio del Regno di Sardegna per fondare poi il Regno d’Italia, fu giocoforza emettere un Regio Decreto (17 luglio 1861) per sostituire tutte le monete degli Stati sottomessi con la nuova “lira piemontese” che divenne lira italiana il 24 agosto 1862 con un altro decreto che la imponeva in tutto il territorio nazionale: iniziava la storia della moneta italiana che il 1° gennaio 2002 subiva una nuova trasformazione aderendo alla moneta europea e 10 anni celebrava il suo 150° anno di vita.

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