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Cos’è e come controllare il cambio valuta

Le recenti elezioni europee hanno sancito l’avanzata di gruppi, movimenti e partiti euro-scettici, critici nei confronti del modo in cui è stata costruita l’unione monetaria e convinti della necessità di tornare alle monete nazionali per abbandonare definitivamente l’euro, che ha prodotto, secondo loro, più danni che benefici.
Nonostante queste posizioni si stiano diffondendo sempre di più in Europa, è innegabile il vantaggio della moneta unica quando, per piacere o lavoro, si viaggia nei paesi aderenti all’Euro. Il problema di dover effettuare il cambio dalla moneta nazionale, nel nostro caso la lira, a quelle in corso di validità nei vari paesi europei, come il marco o la pesetas, è stato finalmente superato, anche se non in maniera definitiva. Infatti, esistono ancora paesi dalla forte vocazione turistica in Europa che non hanno aderito, o non lo hanno fatto ancora, alla moneta unica, di conseguenza è necessario
fare il cambio valuta. Uno di questi paesi è l’Inghilterra, che resta comunque una meta molto ambita.

Il Forex

Per capire come funziona il cambio valuta è necessario fare un accenno al mercato valutario, altrimenti noto con il nome inglese Forex – abbreviazione di Foreing exchange market. Il Forex, creato nel 1971 quando fecero la loro prima apparizione i tassi di cambio fluttuanti, si riferisce allo scambio di una valuta con un’altra, e rappresenta il più grosso mercato del mondo, con circa quattromila miliardi di dollari al giorno di attività di scambio, un volume enorme se comparato all’intero mercato azionario USA, che si aggira sui dieci miliardi al giorno. che comprende anche istituti bancari nazionali, banche centrali, mercati finanziari, broker e trader.
Caratterizzato da un livello di liquidità senza eguali nel mondo della borsa e delle transazioni finanziare, il Forex negli anni ha coinvolto un numero sempre maggiore di investitori, attratti anche dall’assenza di una sede fisica, come può essere ad esempio Wall Street – le transazioni avvengono online o telefonicamente, 24 ore su 24, cinque giorni a settimana.
Capire a pieno il funzionamento dei mercati finanziari non è proprio la cosa più semplice al mondo, ma negli ultimi anni il Forex si è “aperto” anche ai meno esperti, e gli innumerevoli banner e pop-up nei quali ci imbattiamo continuamente mentre navighiamo in rete ne sono un segnale evidente. Per essere quanto più banali è possibile, il Forex si basa sull’attività di una coppia di valute. Si effettuano delle analisi sull’andamento delle monete e si “scommette” su quella che si pensa possa acquisire maggiore forza rispetto all’altra. Ovviamente stiamo semplificando al massimo, quindi se pensate di investire nel Forex magari informatevi su qualche sito specializzato che fornisce notizie su quest’attività.

Come effettuare il cambio valuta

Tornando all’argomento principale, ovvero il cambio valuta, la questione si presenta, come accennato in precedenza, solo quando ci dobbiamo recare in paesi con una moneta diversa dalla nostra, quindi dall’Euro. Un consiglio che possiamo dare è di organizzare il vostro viaggio con largo anticipo, in modo tale da avere il tempo di seguire le fluttuazioni del mercato valutario e effettuare il cambio, ad esempio da euro a dollaro, quando è più vantaggioso. Per farlo, non è necessario essere degli esperti di mercato valutario, dovete solo andare su uno dei tanti siti che offrono il servizio di conversione gratuita da una moneta ad un’altra, inserire l’importo, e leggere il risultato. Semplice e veloce. Una volta compiuto questo passaggio, c’è da effettuare il cambio. Ci sono tre opzioni:
1) I Punti di cambio valuta, che si trovano nelle principali città italiane. Presentando un documento di identità valido, l’operatore, calcolando i tassi di cambio, effettua il cambio dalla vostra moneta a quella del paese nel quale dovete recarvi, caricando un costo di esercizio;
2) Gli istituti bancari. Questa soluzione spesso può essere meno agevole, perché, specialmente nelle piccole città e nei paesini di provincia, le banche non dispongono di valute estere nelle proprie casse. A quel punto avete solo due possibilità: girare come una trottola alla ricerca di una banca con disponibilità di monete straniere, oppure attendere qualche giorno e riprovare;
3) Non effettuare il cambio in anticipo. Oggi le principali carte di credito, bancomat e carte prepagate appartengono a circuiti bancari internazionali, e funzionano quasi in ogni Paese. Verificate la validità della vostra carta e, se utilizzabile nel Paese nel quale dovete recarvi, aspettate di raggiungere l’aeroporto di destinazione e prelevate il contante in valuta locale presso uno dei tanti sportelli ATM.
Niente panico, quindi. Una soluzione per effettuare il cambio valuta nella maniera più agevole possibile si trova sempre.

La crisi economica spiegata in modo facile

proteste contro la crisi a new york

Si parla ossessivamente di crisi economica da ormai qualche anno, ma allo stesso tempo poca gente capisce cosa stia accadendo.

Per farvi una idea “minima” di tutta questa ingarbugliata situazione, bisogna che inizi dalle cause scatenanti. Cominciò tutto nel 2006 la crisi dei mutui subprime, la crisi immobiliaria negli U.S.A. e in altri Paesi, la crisi delle banche, poi c’è la crisi dell’euro, quella del debito.

Cosa accadde negli Stati Uniti a partire dal 2006

In realtà a livello mondiale tutte queste crisi sono una sola, una specie di effetto domino concatenato basate tutte su una causa principale: il poco controllo su banche e istituti finanziari, propugnato come liberismo necessario alla crescita capitalista.

Le banche hanno iniziato a concedere prestiti a soggetti che non avrebbero avuto accesso al credito a patto di pagare gli interessi più alti sul mercato. Questo è un mutuo subprime, cioè un mutuo concesso a soggetti con una storia creditizia negativa ai quali quasi nessuno presterebbe soldi, e che quindi accettano di pagare gli interessi più alti pur di ricevere un prestito. Questi “soggetti” quasi sempre ottenevano crediti per comprare immobili e questo ha fatto lievitare la domanda sul mercato.

Gli investitori hanno iniziato a recepire questa domanda di immobili come una esigenza del mercato e hanno investito massicciamente nel settore. Alla fine però tutto si è rivelato una “bolla” perché erano i crediti concessi più facilmente che alimentavano la compravendita di case effettuata da persone che prima non avrebbero potuto ottenere i soldi per farlo e, quando questi hanno scoperto che non potevano pagare i debiti che avevano a causa degli interessi accumulati il tutto è crollato come un castello di carte.

Le banche si sono riprese le case che avevano comprato le persone con i loro soldi senza poterci guadagnare niente perché adesso nessuno può comprare case e se le compra, il prezzo è nettamente inferiore ai prezzi del tempo.

In realtà il tutto è stato molto più complesso di così, ma per farla breve mi limito a questi aspetti principali. La catastrofe immobiliaria trascinò molti investitori al fallimento. Non solo azionisti o banche d’affari come Lehman Brothers, finite in banca rotta, ma per effetto domino, tutte le persone impegnate nel settore immobiliario che ormai non tirava più come prima: costruttori, venditori, agenti, muratori, produttori di materiali, trasportatori..

Il danno quantificato SOLO PER LE BANCHE E PER LE ISTITUZIONI FINANZIARIE a livello mondiale è stato di 4100 miliardi di dollari. Una quantità enorme di soldi che improvvisamente è come se fosse finita in fumo e sottratta al mercato mondiale.

Questo ha avuto ripercussioni come abbiamo già detto su tutta la popolazione. I crediti si sono ridotti e le banche sono diventate sempre più rigide, per cui imprese e investitori che non possono più chiedere soldi come prima e hanno dovuto ridurre le loro attività, personale e salari per cui sono calati i consumi. Tutto questo significa meno soldi nelle tasche dei soliti noti, cioè la classe media e bassa, e miliardi di dollari che non sono proprio svaniti nel nulla, ma sono nelle tasche di pochi speculatori che adesso sono ricchi come non mai.

Torniamo in Europa

Dopo il crollo immobiliario negli Stati Uniti il resto del mondo si è accorto di problemi che già si sentivano un decennio: altissima inflazione, prezzi di materie prime e carburanti che volavano alle stelle, aumento dei prezzi degli alimenti e il debito pubblico altissimo. L’Italia ormai conviveva con questi problemi dagli anni 80 e sembrava che nessuno se ne importasse più di tanto, ma l’improvviso crollo della economia statunitense fece suonare allarmi un po’ dovunque.

Nel frattempo in Grecia il governo si era dedicato alle spese pazze senza cercare di risanare i conti per anni e mandando in bancarotta il Paese. I Paesi dell’Euro sono finiti nei guai perché avendo tutti la stessa moneta, se uno dei Paesi dell’area dichiara bancarotta fa cadere il valore della moneta stessa. Per correre ai tardivi ripari, che non fossero stati necessari se istituti di credito e finanziari fossero stati oggetti di regole controlli maggiori, i governi europei hanno iniziato a predicare Austerity, cioè risparmi sulla spesa pubblica, tagli e aumento delle tasse. Nessuno si preoccupò di chiedere alle banche che sicuramente già sapevano prima del 2006 di tutti i soldi che stavano buttando al vento, perché continuavano a proporre investimenti ai cittadini facendogli comprare porcherie finanziare che erano solo un modo per fare soldi facili e perché continuavano a dare crediti a tutti.

Ma in Italia…?

In Italia è stata proprio l’austerity a fare vittime: siamo sempre stati un Paese che riusciva bene o male a tirare fuori le risorse, e in cui tutti tiravamo a campare. Nonostante tutto eravamo una delle 7 potenze economiche mondiali a dispetto di essere un minuscolo Paese comparato con gli altri GRANDI.

Come sempre però i problemi vennero a galla tutti insieme e tra crisi immobiliarie, inflazione globale, caro prezzi mondiale e austerity imposta dall’Unione Europea per cercare di salvare l’euro (anche a costo di distruggere i cittadini europei) hanno causato i problemi che tutti oggi vediamo e che chiamiamo genericamente “crisi”. L’Italia inoltre ha dei problemi che la colpiscono più di altri Paesi: la corruzione e la burocrazia intricata ed inutile, uniti ai costi eccessivi di politici inetti ne fanno un macchinone vecchio e pesante difficile da rimettere in moto senza cambiarne tutti i pezzi prima.