Governo Italiano e crisi economicaa: dove stiamo andando?

bandiera_italianaParlare di crisi e dire “c’è crisi” in ogni occasione è il nuovo tormentone italiano: si dice in TV, su internet e nelle conversazioni ogni giorno. Abbiamo già parlato in passato delle cause della crisi internazionale e di cosa significasse questo per l’Italia, oggi siamo ancora più invischiati nei problemi che anni fa speravamo di vedere risolti dal nuovo Governo post-Monti.

Purtroppo il Governo Italiano di grandi intese non ha fatto molto: si è dimostrato un tipico Governo Italiano, inefficace nel trattare i problemi, concentrato su se stesso e sui giochi di potere, roba che Game of Thrones al confronto è l’asilo infantile. I problemi economici più urgenti difatti sono stati o rimandati, o aggravati o semplicemente tamponati con delle “toppe” abbastanza ridicole, che potrebbero avere un peso solo se inserite in un contesto di segnali positivi da interpretarsi come un cambio di tendenza che porterà nei prossimi anni a migliorare le cose. Gli Italiani però di speranze ne hanno abbastanza e nel mondo che corre non c’è più spazio per le gli italiani in attesa di cambiamenti miracolosi.

A parte il famoso nodo dello spread, che ha causato i cambi repentini di Governo, praticamente è quasi tutto peggio che prima del Governo Monti, o quantomeno uguale. Lo Spread del resto era solo un indicatore della fiducia dei mercati nella solvibilità italiana, fiducia adesso costruita sul sangue dei cittadini tartassati da imposte sempre in aumento e Banche foraggiate da immissioni di liquidità statali ed Europee. Così mentre molti Paesi Europei tornano a crescere l’Italia rimane al di sotto delle reali possibilità, sicuramente possiamo elencare brevemente alcuni dei principali problemi che danneggiano l’economia:

– Mancanza di infrastrutture e servizi adeguati, dai trasporti alla banda larga, in molte aree del Paese.

– Burocrazia e pressione fiscale elevata sulle imprese

– Tassazione elevatissima sul Lavoro

– Il deficit causato dal debito pubblico.

– Corruzione: un problema che grava sempre ed ovunque ed è concausa di tutti gli altri.

 

Ebbene per questi problemi non si è fatto quasi nulla. Se le uniche infrastrutture di cui si parla sono la TAV, in una area ampiamente servita da una rete stradale e ferroviaria adeguata, e che sarà fatta a tutti costi, mentre metà del Paese langue su statali che risalgono agli anni 20, totale mancanza di treni ed autostrade in perenne costruzione (Salerno-Reggio Calabria, una vergogna che coinvolge direttamente lo Stato Italiano, inetto ed incapace se non direttamente complice, attraverso personaggi diversi, di mafie ed imprenditori molto scaltri) non c’è molto da sperare sulle infrastrutture.

Parlando di Banda Larga è ancora peggio: le varie Agende Digitali ed i continui proclami a garantire un minimo di Adsl necessaria per usufruire di internet in modo decente non sono mai stati tradotti in realtà. Ci si domanda cosa accadrà adesso che Telecom è praticamente nelle mani spagnole di Telefonica. Il mercato spagnolo è molto simile a quello italiano: gli ex monopolii di Stato spadroneggiano ancora sul mercato, infischiandosene della libera concorrenza, e giocando più ai già detti giochi di potere che impegnandosi a fare impresa portando benefici al Paese. Difatti anche in Spagna il digital divide è un problema serio.

Sulla Burocrazia e sulla Pressione Fiscale si è fatto anche qui poco e niente. L’annunciata riduzione del cuneo fiscale porterà un beneficio netto di 10-20 euro su ogni busta paga, ed un risparmio di qualche centinaio di euro all’anno per le imprese che assumono. Un piano da 5 miliardi che sono una goccia nell’Oceano in un Paese in cui il 50% della busta paga va a finire in tasse, ed in cui pagare un salario dignitoso ad un dipendente almeno 1200 euro, significa versare una cifra uguale al Fisco.

Il fattore deficit e debito pubblico è un altra espressione dell’inettitudine dei Governanti Italiani: l’Italia è stata per anni prima della crisi uno dei pochi Paesi a chiudere il bilancio in pareggio o addirittura in attivo, incamerando più di quanto spendesse. L’unico problema erano debiti ed interessi maturati. Debiti ed Interessi che fanno comodo a speculatori internazionali. L’Unione Europea ha imposto il limite del deficit al 3% ma contemporaneamente ha concesso deroghe a Spagna e Francia. L’inflessibilità sull’Italia è ingiustificata: si tratta di un Paese instabile politicamente è vero, ma con una ricchezza ed un tessuto industriale superiori a quello spagnolo e paragonabile a quelli francesi. I nostri politici probabilmente, troppo persi nel giocare a fare gli instabili, lanciandosi ultimatum e minacce, non hanno saputo ottenere le deroghe che altri Governi hanno avuto facilmente.

Sulla capacità dei nostri Governanti così come sulla corruzione c’è da spendere delle tristi righe. Ogni giorno vediamo con i nostri occhi casi di abusi e pratiche scorrette, ma fondamentalmente la cultura italiana esalta la furbizia e l’arrivismo prima di qualsiasi altra dote, per cui è necessario un cambiamento culturale.

La situazione non è solo “colpa dello Stato” ne’ delle Banche e degli speculatori. I cittadini italiani hanno goduto per molti anni di un welfare funzionante, di finanziamenti e di accesso all’istruzione ed all’educazione. Se l’atteggiamento dominante è stato quello di prendere e pretendere, raccogliere a piene mani senza rimettere in circolo, di chiudersi in modelli culturali di arrivismo sulle spalle degli altri, senza nessun rispetto per la Cosa Pubblica, non ci si può sorprendere che la nostra classe politica rifletta esattamente questi non-valori.

Pretendere il cambiamento è possibile, usare il potere dell’informazione e della conoscenza, collaborando tra cittadini per migliorare le cose è ancora possibile. Finché saremo cittadini arrivisti, pigri e senza reali capacità, i nostri Governi saranno esattamente come noi. Pensiamoci bene.