L’Italia è in crisi o no?

Mai come in campagna elettorale si può strumentalizzare una crisi economica come quella che sta percorrendo il mondo e l’Europa e le frasi fatte di questi giorni si sprecano: “l’Italia era sull’orlo del baratro”, “le scelte dolorose erano inevitabili”, “bisogna continuare sulla strada del rigore”, “l’austerity era necessaria”, “lo spread era una minaccia” sono quelle che si sentono più di frequente. In realtà queste affermazioni sono molto pericolose, perchè portano i cittadini ad accettarle come verità assolute espresse da leader d’opinione (politici, giornalisti, docenti…) autorevoli, quando in realtà non sono poi così scontate come si vorrebbe far credere.

Prima della crisi l’Italia soffriva certo di vari problemi che certo non giovavano alla situazione economica del Paese e che anzi, a lungo andare avrebbero causato un tracollo, ma senza dubbio si era ben lungi dalla tragedia che ci veniva paventata, di finire come la Grecia. Negli ultimi dieci anni è vero che il PIL italiano è cresciuto poco o nulla, che l’immbolismo sociale, l’instabilità politica, la corruzione e la burocrazia ne stavano facendo un Paese quasi da Terzo Mondo, una terra delle poche opportunità ma la fine era ancora lontana dall’orizzonte. Dal punto di vista dei numeri l’Italia parlava chiaro: i cittadini italiani, abili risparmiatori, erano tra  i più ricchi del mondo, possedevano case e beni, erano abili piccoli e medi imprenditori che trainavano il Paese, produttori di beni di lusso venduto in tutto il mondo, ed anche consumatori degli stessi. E non solo questo. L’Italia era uno dei pochi Paesi al mondo a godere da ben una decade di “avanzo primario” cioè che alla fine dell’anno le Spese dello stato erano MINORI delle entrate. Certo c’erano gli interessi sul debito pubblico a lungo termine, ma nessun analista politico avrebbe mai scommesso contro l’Italia a livello di solvibilità del debito.

In tutto questo le Banche Italiane erano in salute e c’era molta poca esposizione del Paese nei confronti di titoli tossici greci e c’eravamo tenuti alla larga pure dalla bolla immobiliare. Praticamente il ritratto di un Paese Sano, con i suoi difetti cronici che si porta dietro da 150 anni, ma in sostanza il meno esposto ai venti della crisi economica mondiale. Questi dati sono stati confermati dal Telegraph, autorevole quotidiano britannico che non è certo famoso per le sue lodi sperticate all’Italia. Il Telegraph mise in evidenza i seguenti dati:  in termini di ricchezza pro capite l’Italia supera la Germania, si parla di 9000 miliardi di ricchezza privata. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265% del Pil, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell’indice del Fondo Monetario Internazionale per “sostenibilità del debito a lungo termine” tra i principali paesi industrializzati, . Inoltre secondo studi della Bank of America e dell Royal Bank of Scotland, “Se c’è un paese nell’Unione europea che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l’euro e dal ripristino della competitività, è l’Italia”.

Qui casca il proverbiale asino: l’euro. Dobbiamo lavorare per mantenere la stabilità della moneta unica, e per adesso le regole anche se votate da tutti i membri, soffrono delle imposizioni dei Paesi “rigoristi” dell’Europa Centrale e Settentrionale, capeggiati dalla Germania, che vuole a tutti i costi mantenere la sua egemonia. E’ inutile farci tanti giri e cercare il “politically-correct” a tutti i costi, una cosa va detta: questa Unione Europea è una unione germanocentrica, che ha beneficiato immensamente il Paese Teutonico e sta causando una catastrofe sociale nei Paesi periferici. Sicuramente, anche Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, hanno beneficiato in qualche modo dell’euro e devono fare qualche mea culpa, ma è anche vero che nel caso singolo dell’Italia stiamo parlando di un Paese che ha beneficiato molto poco dell’euro e ne sta pagando spese enormi.

un collasso dell'Euro forse non sarebbe un male per l'Italia...

un collasso dell’Euro forse non sarebbe un male per l’Italia…

L’esposizione delle banche tedesche era molto alta verso la Grecia e improvvisamente nell’estate 2011 queste hanno iniziato a vendere i titoli di debito Italiani senza nessuna ragione. Questo ha causato il famigerato “spread”: praticamente se un investitore molto fidato come la Germania, si libera di titoli senza spiegazione, tutti gli altri investitori vanno in allarme, pensando che c’è qualcosa che non va in quei titoli e li vendono a loro volta. Si è trattato di un vero e proprio attacco all’Italia, una dichiarazione di guerra finanziaria. La Germania ha deciso arbitrariamente di mettere in dubbio la solvibilità del Belpaese e le agenzie di Rating (attualmente indagate per procedure scorrette e dati falsati) ci hanno messo lo zampino. Nessuno voleva comprare titoli italiani, e in questo caso lo Stato per invogliare la vendita deve offrire interessi più alti. La differenza tra gli interessi necessari per convincere un investitore a comprare titoli tedeschi e quelli italiani è lo spread di cui si sente tanto parlare. Non è niente di minaccioso come sembra la parola e come invocano molti politici che si fregiano di aver salvato l’Italia dal Baratro abbassando lo Spread.

Perchè i politici italiano non hanno discusso in sede europea, parlando a nome dei cittadini, le regole imposte, forte delle statistiche internazionali sulla ricchezza e la solvibilità e affidabilità del Paese? Perchè ci si è limitati a proclami ed austerity? Perchè non hanno chiesto alla Germania il significato delle sue manovre? Perchè fino ad adesso nessun politico italiano ha chiesto alla Germania di rispondere sul suo enorme debito pubblico e sul suo bilancio truccato? (Ebbene si, Berlino nasconde molta polvere sotto il letto). Si può tirare facilmente la somma di questi dati, mostrando come la crisi non è affatto Italiana, ma europea, e che queste campagne di terrorismo mediatico non sono altro che una truffa ai danni dei cittadini.

L’Italia è sempre stata esposta all’attacco della speculazione internazionale, grazie a politici “europeisti” o “globalisti”, come ai tempi della svendita di moltissime imprese statali italiane sul Panfilo Britannia, in cui in semi-segreto si privatizzarono imprese strategiche senza ne il consenso ne il beneficio dei cittadini. Personaggi come Romano Prodi e Mario Draghi remavano contro il loro Paese nell’interesse di investitori stranieri. A tutto questo si aggiungono le dichiarazioni di Vincenzo Visco, ministro delle Finanze ai tempi di Prodi tra il 1996 e il 1998, che fu proprio la Germania a fare pressing per avere l’Italia nell’eurozona, temendone la concorrenza nelle esportazioni (dalle quali la Germania dipende e per le quali l’Euro l’ha resa così potente e prepotente in europa, favorendola). Potete leggere le stesse parole dell’Ex Ministro qui.

Non vogliamo apparire complottisti o parlare di eminenze grigie, perchè come si dice in questi casi, non bisogna attribuire alla malvagità ciò che si può spiegare con la stupidità, ma è vero che in Italia abbiamo sempre avuto politici codardi e paurosi, che fanno la voce grossa in casa ma fuori si fanno manovrare come burattini in cambio di chissà quale contentino…Il potere è nelle mani dei cittadini: non possiamo credere ne a chi dice che va tutto bene ma nemmeno a chi paventa crisi catastrofiche da risolvere con lacrime e sangue, o si propone come uomo della provvidenza. Se prima non cambiamo, ognuno di noi abbandonando quei comportamenti negativi che ci contraddistinguono, non possiamo aspettarci che chi ci rappresenti sia meno egoista o tonto di chi lo vota. La crisi economica e la crisi dei valori camminano sempre insieme.